La ricerca dell'infinito

L'essere umano sa di essere mortale e conosce a priori la caducità di tutto ciò che sperimenta, respira, tocca, vive. Tuttavia ci sono esperienze in cui ci fondiamo nella sacralità immortale del momento che ci rapisce. È lo sguardo di qualcuno a noi particolarmente caro. L’iride di chi ci sorride. Connessioni - energetiche, neuronali, umane -  che ci portano in un’altra dimensione, eterna, surreale, divina. Ci prendiamo per mano, ci guardiamo negli occhi, ci uniamo in una danza la cui melodia vibra da sempre e per sempre solo nei nostri cuori. Ed è proprio quello che cerchiamo. Un senso di fusione che ci divori e riaccenda quella parte di noi persa e dimenticata negli abbracci, nel calore e nella protezione che solo durante alcuni momenti della nostra infanzia era al sicuro, confortata e amata per davvero. Un ricordo eterno che ci portiamo dentro e che cerchiamo di riportare in vita anche a un’età ben distante dall’infanzia. Quella sensazione di appartenenza all’altro che crea un tutt’uno con l’infinito, il celestiale, il divino.
Ma noi siamo umani. Imperfetti, effimeri, di passaggio. Esseri di carne, ossa e biochimica. Per questo è inevitabile che prima o poi, per un motivo o per un altro, succede che la melodia si interrompe, la giostra si ferma e bisogna saltare giù e scendere dal carosello. E allora torniamo con i piedi per terra. Troppo a terra a volte. Ma l’unico modo per tornare a volteggiare è rialzarsi e riprovarci. Più forti grazie all’esperienza acquisita anche se un po’ più disillusi per colpa proprio delle esperienze già vissute. Eppure, non importa quanto il vivere ci cambi. Ci sono parti di noi che restano immutate nonostante gli anni segnati da gioie e dolori, sorprese e incidenti, traguardi e insuccessi, consolazioni e delusioni, sogni infranti e desideri realizzati. Una parte di noi è sempre uguale a se stessa, a ciò che eravamo decenni fa e ciò che continueremo ad essere per il resto della nostra vita. Siamo bambini che forse non hanno ben compreso come amare ma vogliono essere amati. Forse per questo siamo problemi da risolvere, menti da analizzare, risposte da trovare. O forse, più probabilmente, siamo briciole di infinito e tutto quello che cerchiamo altro non è che una strada che ci riporti a casa, al calore di quegli abbracci unici e speciali, al sicuro, all’amore e alla sua immortalità. Chissà. 

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