Depressione: la malattia dell'anima

Secondo un recente rapporto dell'Organizzazione Mondiale della Sanità circa 300 milioni di persone soffrono di depressione. Di queste ogni anno 800 mila si suicidano. Oggi nel terzo millennio, nell'era del progresso e della tecnologia a livelli mai visti prima, la depressione uccide più dei conflitti armati e dei disastri naturali messi insieme. Ma di cosa si tratta esattamente?
La nostra mente elabora storie in continuazione. Pensieri, conclusioni, giudizi, riflessioni, sentenze. Questo flusso incessante di parole difficilmente gestibile genera emozioni direttamente proporzionali alla qualità di ciò che pensiamo. Quando ciò che ci raccontiamo nella testa non è più funzionale al nostro benessere psicofisico, corriamo il rischio di cadere in depressione. Un numero spaventosamente alto di persone in tutto il mondo non riesce a vedere la luce in fondo al tunnel. Pensano e ripensano in maniera eccessiva, inefficace, controproducente. E allora il letto, il chiudere gli occhi e dormire rappresentano l'unica "salvezza". Assentarsi mediante il sonno e lasciare che la vita scorra ben lontano dai propri sensi, dalle proprie percezioni, dalla propria persona. Chi più chi meno, ciascuno di noi ha sperimentato sulla sua pelle il dolore della malattia della propria anima almeno una volta nella vita. Attacchi di panico, insonnia, stress, disperazione. In quei momenti la mente elabora domande cui non riesce a trovare risposta. Chi siamo veramente? Cosa dobbiamo fare della nostra esistenza? Perché c'è così tanta sofferenza al mondo? E perché ce n'è ancora di più nel nostro? Come se ne esce?
È ciò che milioni e milioni di individui di ogni età, in ogni angolo del pianeta si domandano ogni giorno. Sono anime che fanno un'enorme fatica anche solo a uscire di casa perché sanno che i mostri non sono sotto al letto ma nella propria testa. Benché sia noto ai più che la realtà per come la conosciamo non è "reale" ma solo un'illusione, una percezione, un'interpretazione della nostra mente, possiamo indagare e cercare di capire qual è il filtro che utilizziamo, quale prospettiva adoperiamo e di quale chiave di lettura ci serviamo per vivere la nostra realtà. Perché vediamo la vita in un modo anziché in un altro? Perché formuliamo sempre gli stessi pensieri? Perché siamo costantemente insoddisfatti? E soprattutto, da dove arrivano ansie, preoccupazioni, timori e ossessioni? Forse aspettiamo che la vita ci doni quello che non siamo in grado di dare alla vita. Siamo incapaci di offrire un contributo gioioso e concreto, efficace e fruttuoso. E aspettiamo che ci arrivi dall'esterno. Ma dall'esterno non arriva mai niente se non altro carburante con cui alimentare la nostra disforia, il contrario di euforia. 
Occorre forza, tanta forza per insegnare alla propria mente a cambiare atteggiamento.  Occorre rimuovere quel filtro attraverso cui vediamo solo il negativo e nient'altro che il negativo della nostra esistenza. Occorre pazienza, allenamento, costanza. E supporto. Il sostegno di qualcuno che ci segua in questo percorso di riprogrammazione mentale è fondamentale. Da soli ce la si può fare, non lo escludo. Ma avere qualcuno al proprio fianco - un valido professionista, un amico che vuole il nostro bene, un famigliare su cui contare - rende tutto più scorrevole. Perché la vita è un fiume che scorre. Fluire insieme a lei invece di ostruirne il passaggio è indubbiamente meglio. Non è facile, per niente. Ma provarci può salvare molte vite. Anche la tua e quella di chi è accanto a te.

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