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PSRK e gli Specchi

PSRK è tanto indefinibile quanto il suo nome impronunciabile. Per averne un’idea, però, basti pensare a una sorta di piccola energia simile a una scintilla. La storia di PSRK inizia dal niente. Non si sentiva né vista né riconosciuta, neanche da se stessa. Si sentiva un niente circondata dal niente che la faceva da padrone. E quel niente era così freddo, vuoto e buio che PSRK tristemente pensava che presto o tardi il niente si sarebbe tramutato piano piano in gelo e l’avrebbe spenta per sempre. In un giorno di pioggia, infatti, mentre vagava smarrita nella foresta oscura e tenebrosa in cui era finita senza neanche sapere come e perché, si mise alla ricerca di un riparo. Infreddolita e spaventata ad un tratto scorse la sua immagine riflessa in una pozzanghera. Ciò che vide fu una piccola, piccolissima luce tenue che sembrava essere sul punto di svanire da un momento all’altro. Guardò quell’immagine e con amarezza si rassegnò a quello che credeva sarebbe stato il suo inesorabile destino. Ma come per magia, proprio in quell’istante, la pioggia smise di cadere, creando una sorta di ponte colorato, un arcobaleno, che sembrava condurre a una sorgente di luce che PSRK non aveva mai visto prima ma che, per qualche strano e ignoto motivo, le sembrava familiare. Decise quindi di provare a incamminarsi verso quel bagliore che faceva ben sperare, nonostante il cielo sopra di lei fosse ancora a tratti oscuro e minaccioso. Con non poca fatica, riuscì ad arrivare alla fine del percorso dove trovò un incantevole cancello di cristallo su cui si rifletteva una luce fortissima che, grazie a un particolare gioco di colori, dava vita all’arcobaleno che aveva richiamato la sua attenzione. Subito dopo il cancello, si apriva una lunga scalinata - anch’essa di cristallo - che portava in alto, proprio verso quella luce straordinariamente bianca, pura e incontaminata che l’aveva condotta sin lì. Come ipnotizzata, PSRK non si sentiva in grado di andare né in avanti né indietro. Era lì, immobile, senza muovere un passo né in una né nell’altra direzione. Sapeva bene cosa ci fosse indietro e non le piaceva affatto l’idea di tornarci. Si limitava dunque a immaginare cosa ci fosse avanti ma non si sentiva pronta per proseguire. Aspettava. Aspettava. Aspettava ancora. Si rese conto, a un certo punto, che quell’attesa iniziava a diventare oltremodo pericolosa per la sua stessa incolumità. Pur stando ferma e immobile, la sua energia iniziava a consumarsi, irrimediabilmente. Quando però quella sua attesa divenne insostenibile, aprì gli occhi ad una verità a lei sconosciuta. Fu allora che comprese che quando si aspetta, il più delle volte accadono solo due cose: o niente o la cosa sbagliata. Sebbene fosse ulteriormente spaventata, decise di tentare l’ultima carta e di affrontare con coraggio le proprie paure o, meglio, il proprio destino. Raccolse dunque quelle poche forze che le erano rimaste e, concentrandosi unicamente su ciò che era chiamata a fare in quel momento, iniziò a salire le scale che aveva dinanzi a sé. I primi gradini furono i più faticosi ma PSRK non tardò molto a prendere il giusto ritmo e a proseguire pian piano con fare disinvolto. Nel salire, non poté far a meno di imbattersi in alcuni riflessi che la scalinata di cristallo così luminosa e brillante le rimandava tramite un altro particolare gioco di luci e ombre. In modo apparentemente subdolo, i riflessi provenienti dal luminosissimo cristallo in più punti sembravano veri e propri specchi. Ciò che PSRK vedeva erano però immagini piuttosto inquietanti, come se si trattasse di scene di guerra e di violenza. Tuttavia, ogni tanto le apparivano riflessi diversi, come se fossero messaggi di amore e gentilezza. Confusa e disorientata, PSRK notò che, a conti fatti, poteva scegliere lei a cosa dedicare le proprie attenzioni. Avvilita dai riflessi violenti e sinistri, optò per gli specchi che le rimandavano un maggior senso di pace e bontà. Così facendo scoprì con sorpresa che, dedicandosi solo al bello, man mano il meno bello si ridimensionava prima e scompariva poi. Questo le permise quindi di proseguire la sua scalata, fino a raggiungere l’apice col sorriso, con determinazione e felicità.
Una volta su, trovò chi non avrebbe mai immaginato di trovare: se stessa, nella sua versione più bella, la migliore, riflessa nello specchio più grande, nitido e splendente di sempre. Oggi PSRK è ancora in cima a quelle scale. Non fa altro che occupare il suo posto ed essere se stessa, semplicemente. Da allora fa una sola cosa tutti i giorni e tutte le notti: splende. E mentre si nutre della luce a cui appartiene, si rigenera consapevole del fatto che per uscire dal buio occorre diventare ciò che si è destinati a essere. E per farlo basta solo guardarsi, vedersi e riconoscersi negli specchi giusti. 
Alessandro Cozzolino

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